Con grande affetto e profonda stima, dedicato al caro Vittorio Sgarbi, figura amata anche da coloro che affermano di odiarlo. Auguri di pronta guarigione!
L'astuzia della volpe nelle favole: una riflessione filosofica
Le favole hanno sempre avuto un ruolo cruciale nel trasmettere lezioni morali attraverso storie semplici ma emblematiche. Tuttavia, quando esaminiamo più da vicino le favole che celebrano l'astuzia della volpe, emergono alcune profonde considerazioni filosofiche.
La dialettica dell'astuzia e dell'ingenuità
La volpe è spesso rappresentata come l'astuta protagonista che, attraverso l'inganno e la saggezza, riesce a prevalere sugli altri animali più ingenui. Ad esempio, nella celebre favola della volpe e dell'uva, la volpe, non riuscendo a raggiungere l'uva, si consola dicendo che probabilmente non è matura. Questa parabola, a prima vista, sembra suggerire una morale di accettazione e adattamento. Tuttavia, una lettura più critica rivela una lode sottile dell'astuzia: la capacità di riconvertire una sconfitta in una sorta di vittoria psicologica.
L'astuzia come virtù ambigua
La morale delle favole che glorificano l'astuzia della volpe è ambigua. Da un lato, l'astuzia è vista come una qualità positiva che permette di sopravvivere in un mondo pieno di trappole e pericoli. Dall'altro lato, essa sottolinea un aspetto più cinico della natura umana, dove il fine giustifica i mezzi, anche a discapito dell'onestà e della trasparenza.
Le contraddizioni dei moralisti
I moralisti, nel tentativo di trasmettere lezioni di virtù e comportamento etico, spesso finiscono per esaltare involontariamente l'astuzia della volpe. Questo perché, nonostante i loro sforzi, non riescono mai a far apparire la volpe in una luce sfavorevole. La volpe, con la sua intelligenza e prontezza, riesce sempre a ribaltare la situazione a suo favore, ridicolizzando gli sciocchi, i timidi e i semplici.
Il fascino dell'astuzia
Cosa ci porta ad essere affascinati dall'astuzia e dagli astuti? In parte, l'astuzia rappresenta una forma di intelligenza pratica che ammiriamo per la sua efficacia nel risolvere problemi e superare ostacoli. Inoltre, l'astuto spesso incarna la ribellione contro l'ordine stabilito, la capacità di sfidare le convenzioni e di vincere, anche quando le probabilità sono contro. Tuttavia, questa ammirazione diventa pericolosa quando idolatriamo l'astuzia a discapito dell'integrità e del rispetto per gli altri.
Il declino dei valori
Quando trattiamo le persone oneste come perdenti e i farabutti come idoli, stiamo effettivamente condannando la società a un declino morale. La maleducazione, la tracotanza, la mancanza di rispetto e l'arroganza diventano i nuovi mantra, mentre l'amore e il perdono, che sono le vere vie verso la felicità e la salvezza, vengono dimenticati. Questo depauperamento dei valori fondamentali porta a una società dove l'inganno e la manipolazione sono non solo accettati, ma anche celebrati.
Le favole della volpe ci invitano a riflettere sulle virtù e sui vizi della natura umana. Esse ci ricordano che l'astuzia, sebbene utile, è una lama a doppio taglio che può tagliare tanto chi la impugna quanto chi ne è vittima. È compito di ciascuno di noi discernere quando l'astuzia è necessaria e quando, invece, diventa un ostacolo alla vera saggezza e integrità. La vera saggezza risiede nell'equilibrio: riconoscere il valore dell'ingegno senza sacrificare l'onestà, e promuovere una società dove l'amore e il rispetto prevalgano sull'arroganza e la maleducazione.

L'ironia della morale
L'ironia insita nelle favole della volpe e dell'uva mette in luce una saggezza paradossale: disprezzare ciò che non si può ottenere come forma di autoconservazione. Questa filosofia, seppur apparentemente saggia, può portare a una visione distorta della realtà, dove l'inganno e la manipolazione diventano mezzi accettabili per affrontare le sfide della vita.
In definitiva, le favole della volpe ci invitano a riflettere sulle virtù e sui vizi della natura umana. Esse ci ricordano che l'astuzia, sebbene utile, è una lama a doppio taglio che può tagliare tanto chi la impugna quanto chi ne è vittima. È compito di ciascuno di noi discernere quando l'astuzia è necessaria e quando, invece, diventa un ostacolo alla vera saggezza e integrità.
Anche i più morali moralisti, senza volerlo, tra le righe delle loro favole lasciano scorgere un vivo compiacimento per le astuzie della volpe a danno del lupo o del coniglio o della gallina: e Dio sa che cosa rappresenta la volpe in quelle favole! La morale da cavarne è sempre questa: che il danno e le beffe restano agli sciocchi, ai timidi, ai semplici, e che sopra tutto da pregiare è dunque l'astuzia, anche quando non arriva all'uva e dice che ancora non è matura. Bella morale! Ma questo tiro giuoca sempre la volpe ai moralisti, che, per far che facciano, non riescono mai a farle fare una cattiva figura. Avete voi riso della favola della volpe e dell'uva? Io no, mai. Perché nessuna saggezza m'è apparsa più saggia di questa, che insegna a guarir d'ogni voglia, disprezzandola.
Quaderni di Serafino Gubbio operatore/Quaderno VII
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