Con grande affetto e profonda stima, dedicato al caro Vittorio Sgarbi, figura amata anche da coloro che affermano di odiarlo. Auguri di pronta guarigione!
La paura del diverso: una porta che dobbiamo aprire
scritto da Jose Mazir
IN VISION
La paura del diverso non è mai solo una questione esterna, non si limita ad un "loro" contro "noi". Essa nasce nel cuore delle nostre incertezze, si annida in quelle crepe interiori che raramente osiamo guardare da vicino. In un mondo che celebra la diversità ma, paradossalmente, ci ritroviamo spesso spaventati dall'altro, da ciò che non ci è familiare, da tutto quello che può sfidare la nostra visione del mondo o mettere a nudo le nostre fragilità. Ma se questa paura è così radicata, non ci viene forse da chiederci: da dove proviene e cosa ci dice di noi stessi?

Ci troviamo bloccati nei nostri egoismi e personalismi, troppo presi dalle aspettative - spesso irrealistiche - che ci auto-imponiamo. Questo isolamento emotivo non fa che costruire muri, rendendo difficile percepire la ricchezza dell'altro e, di riflesso, la nostra stessa complessità.
Questo articolo vuole indagare una verità spesso ignorata: l'altro, il "diverso" può diventare una guida per esplorare quelle parti di noi che preferiamo non vedere*. E solo quando affrontiamo quelle crepe interiori possiamo abbattere i muri che ci separano dagli altri e riscoprire la bellezza della complessità umana.
Se possiamo ampliare questo pensiero, considereremmo che l'apertura all'altro non sia solo un atto di comprensione, ma anche di trasformazione. È attraverso questo confronto che impariamo a crescere, accettando il diverso non come una minaccia, ma come una possibilità di arricchimento. Tu come pensi si possa promuovere una maggiore apertura emotiva, sia a livello personale che collettivo? Compila il form qui sotto.

Il sentiero dell'empatia
Il primo passo per affrontare questa paura è coltivare un'apertura sincera, un'abitudine all'ascolto profondo e rispettoso - non solo verso gli altri, ma anche verso noi stessi. È necessario un lavoro costante per abituare le nostre emozioni a "sentire" a vivere con autenticità il turbinio di sensazioni che ci attraversano. L'empatia non è solo una risposta emotiva; è uno strumento potente per esplorare le nostre paure e trasformarle in ponti verso gli altri. Permettere agli altri di entrare nelle nostre vite non significa abbattere i confini personali, ma piuttosto disegnare questi confini con flessibilità e coraggio. È nell'intimo scambio con l'altro che possiamo imparare a conoscere chi siamo davvero, perché il diverso non è altro che uno specchio che riflette parti di noi stessi che ancora non conosciamo.
Riscattarsi dalla paura
La paura calcola il suo ruolo più letale quando ci lasciamo imbrigliare da essa. La sua forza sta nel soffocare la nostra capacità di agire, nel paralizzare i nostri legami affettivi, nel ridurci in una costante ansia da prestazione emotiva. Ma ogni volta che scegliamo di abbracciare la vulnerabilità, di correre il rischio di connetterci, di accettare anche l'incertezza, compiamo un atto di liberazione. Questo viaggio verso l'apertura emotiva è, in ultima analisi, un atto di rivoluzione interiore. È una ribellione contro i vincoli della paura e un invito ad abbracciare la vita nella sua complessità e pienezza. E forse, è proprio qui che risiede la vera libertà: nel sentire, vivere e amare senza riserve.

La legge dello specchio: la realtà riflette il nostro essere
La legge dello specchio suggerisce che ciò che vediamo negli altri e nella realtà che ci circonda non è altro che un riflesso del nostro mondo interiore. Le emozioni, i giudizi e persino le reazioni che proviamo verso gli altri rivelano qualcosa di profondo su di noi. Non si tratta solo di ciò che troviamo "negativo" o "positivo" negli altri, ma di un invito ad esplorare aspetti di noi stessi che spesso ignoriamo. Quando ci troviamo a disagio con qualcuno o qualcosa, quel disagio non parla solo dell'esterno, ma anche di un conflitto interno. Allo stesso modo, se proviamo sintonia o ammirazione per qualcuno, ciò riflette valori, desideri o aspetti di noi stessi che riconosciamo o aspiriamo a sviluppare.
Il legame con la paura del diverso
Applicando la legge dello specchio al tema della paura del diverso, possiamo vedere come questa paura emerga non tanto dall'altro in sé, quanto da ciò che l'altro rappresenta dentro di noi. Il "diverso" diventa uno specchio che riflette le nostre insicurezze, le nostre zone d'ombra, o persino le nostre aspirazioni represse. Ad esempio, quando giudichiamo o temiamo una cultura, un comportamento o una persona che sfida le nostre convinzioni, potremmo chiederci: Cosa mi provoca questo disagio? Quale parte di me sto cercando di proteggere o ignorare? La risposta spesso ci guida verso una comprensione più profonda di noi stessi.
In questo modo, l'isolamento emotivo di cui parlavamo prima può essere visto come una barriera autoimposta per evitare di confrontarci con i riflessi più scomodi della nostra realtà interiore. Eppure, proprio questo confronto è il primo passo per superare quelle paure e trovare un equilibrio autentico con noi stessi e con gli altri.
Dal riflesso alla trasformazione
La legge dello specchio non è solo uno strumento di consapevolezza, ma anche una via per la trasformazione. Riconoscere che il mondo esterno ci rispecchia ci offre l'opportunità di crescere. Ogni difficoltà relazionale, ogni paura e ogni giudizio diventano occasioni per chiederci: Cosa posso imparare da questa situazione? Come posso evolvermi attraverso questo riflesso?
Connettere la legge dello specchio alla riflessione iniziale sulla paura e sull'apertura emotiva ci invita a vedere ogni relazione, anche quelle difficili, come una possibilità di esplorare e arricchire il nostro essere. È qui che la vulnerabilità e l'empatia giocano un ruolo centrale: abbracciando l'altro come un riflesso, possiamo abbattere le barriere della paura e costruire un senso di connessione più profondo.
COMPRENDERE, CRESCERE, EVOLVERE
Ecco alcune risorse letterarie che esplorano il tema del confronto con l'altro e la diversità:
"Gli ottimisti muoiono prima" di Susin Nielsen - Un romanzo che affronta temi di trauma, diversità e crescita personale attraverso la storia di una giovane ragazza che impara a superare le sue paure e a connettersi con gli altri.
"Le Supplici" di Eschilo - Un'opera classica che esplora il tema dell'esilio e della richiesta di aiuto, mettendo in luce il confronto con l'altro come esperienza umana universale.
"Frankenstein" di Mary Shelley - Un romanzo che riflette sulla diversità e sull'accettazione, attraverso la storia di una creatura che cerca il suo posto in un mondo che lo rifiuta.
Questi testi offrono prospettive diverse sul tema e possono essere un punto di partenza per riflettere sul confronto con l'altro. Buona lettura!
CURIOSITA'
"Non rompere i cabassìsi!": quando una parola diventa un viaggio filosofico
C'è una parola che, sebbene sia nata secoli fa come qualcosa di innocuo e gustoso, ha saputo trasformarsi in un simbolo della vivacità del dialetto siciliano: "cabbasìsi". E se ti dicessimo che dietro questa parola c'è un mondo di storia, cultura e persino un pizzico di filosofia? Sì, proprio così. Partiamo insieme per un viaggio che ci farà riflettere su come le parole raccontino molto più di quello che pensiamo.
Dal tubero al temperamento
All'origine, i cabbasìsi non erano altro che piccoli tuberi dolci, conosciuti anche come zigoli o ciperi, importati probabilmente dal mondo arabo. Immagina un frutto dal sapore simile alle mandorle, tanto amato che veniva chiamato "ḥabb 'azīz", ovvero "bacca rinomata". Ma come ha fatto un innocuo tubero a diventare una parola così.. espressiva?
Grazie alla sua forma, che qualcuno ha notato somigliare vagamente alle ghiande (e ad altre cose che possiamo immaginare), i cabbasìsi hanno assunto un significato più colorito. Nel tempo, nel dialetto siciliano, dire "nun ci rumpiri i cabbassìsi" è diventato un modo per dire, senza mezzi termini: non seccarmi!
La magia del dialetto
Ora fermati un attimo a pensare: non è straordinario come il linguaggio riesca a trasformare qualcosa di semplice in una metafora della vita? Le lingue non sono solo strumenti per comunicare; sono lo specchio delle persone, della loro cultura, del loro modo di affrontare il mondo. Quando diciamo una parola come "cabbasìsi", non stiamo solo usando un dialetto; stiamo evocando secoli di scambi culturali, di tradizioni contadine e di emozioni racchiuse in una frase. È come se il passato parlasse con noi, ogni volta che la pronunciamo.
Un'etimologia filosofica
E qui arriva la parte filosofica. "Cabbasìsi", così come molte altre parole nate dai dialetti, ci insegna qualcosa di importante: non tutto quello che vediamo (o sentiamo) in superficie racconta tutta la storia.
Proprio come il tubero che si nasconde sotto la terra, ogni parola ha radici profonde, spesso invisibili, che affondano nella storia e nelle emozioni. E questo non vale solo per le parole, ma anche per le persone.
Quando giudichiamo qualcuno o qualcosa rapidamente, senza scavare sotto la superficie, stiamo perdendo l'occasione di scoprire un mondo. Forse quell'amico che ci sembra antipatico ha una storia che non conosciamo, o quella tradizione che ci sembra strana ha una bellezza che ancora non comprendiamo. Aprire la mente e il cuore, scavare nelle radici delle cose, è il primo passo per capire davvero.
La lezione dei Cabassìsi
Dunque, la prossima volta che sentirai qualcuno dire "nun ci rumpiri i cabbasìsi", sorridi. Non è solo un modo simpatico per chiedere di essere lasciati in pace; è un richiamo a guardare oltre, a scoprire cosa si cela dietro le parole, le persone, e persino le situazioni. Come i cabbasìsi, la vita è piena di sorprese, ma per trovarle dobbiamo avere il coraggio di scavare.
In fondo, le parole sono come piccoli specchi del mondo: più impariamo a osservare il loro riflesso, più conosciamo noi stessi e gli altri.
E' notizia di questi giorni che la presunta scoperta di una "città sotterranea" sotto le Piramidi di Giza ha acceso un vivace dibattito tra gli egittologi e gli esperti di archeologia. Il team di ricercatori italiani, Corrado Malanga, Filippo Biondi, Armando Mei e Nicole Ciccolo dell'Università di Pisa, ha utilizzato immagini radar per individuare...
La storia di Itamar Greenberg è davvero potente e toccante. La sua scelta di rifiutare l'arruolamento e affrontare le conseguenze dimostra un coraggio straordinario. La lettera che ha scritto e che vi mostriamo a seguire, vuole essere un invito a riflettere profondamente su temi di democrazia, diritti e giustizia. È importante ascoltare voci come...