Il rispetto non è un'opzione: riflessioni su una società che deve cambiare

17.03.2025

scritto da Abel Gropius


Premessa: Questo articolo è in parte una sentita provocazione - perché solo con quella si "corrompono" gli stolti - e vuole essere soprattutto un invito all'azione, un richiamo a non restare indifferenti.


Tre coglioni al prezzo di uno, compreso un povero scemo che fa anche l'avvocato e i questori che stanno a guardare. E poi si parla di femminicidio e di rispetto per le donne. Mi fate schifo, soprattutto voi che a teatro li foraggiate. Se di male femmine si può parlare e soltanto una pecca di quelle madri che vi hanno messo al mondo avendo cresciuto degli stronzi a loro insaputa. Ma la donna per quel che mi riguarda non ha mai colpa. Tranne in rari casi. E questo è uno di quelli! Fatevi due domande e datevi una risposta.. Meditate!

La mia provocazione è soltanto una dichiarazione di guerra ai babbuini - maschi alfa - che non sanno come vivere. Il termine "femminicidio" è diventato tristemente familiare, un grido di dolore che risuona troppo spesso nelle cronache quotidiane. Eppure, nonostante l'indignazione pubblica e le campagne di sensibilizzazione, ci troviamo ancora a fare i conti con una cultura che, in troppi casi, tollera, giustifica o addirittura alimenta la violenza contro le donne. È una realtà che fa male, che indigna, che ci costringe a guardarci allo specchio come società e a chiederci: dove stiamo sbagliando? 


Io non ho paura, non ho la scorta, scheletri nell'armadio, foto pregiudicanti o compromettenti, né tantomeno peli sulla lingua. Ricordatelo voi stronzi che siete nati con la pro-azione di rompere il cazzo all'umanità intera e svegliarvi tutti i giorni con l'intento di perpetrarla allo sfinimento. Io non bisogno di leggi o di persone che le osservino o che sorveglino se qualcuno le trasgredisce. Per agire non ho bisogno di tutto questo. Ho bisogno delle mie parole, affilate come lama di coltello giapponese, ficcanti come quei proiettili che abborro, dritti come un laser, al cuore di chi mi rompe con le sue bassezze. Non è tanto da quale pulpito viene la predica ma chi si innalza a quella propaganda che fa male alla gente e che ci fa essere persone peggiori.
Io non mi stanco, lo faccio con amore, lo faccio per passione e dedizione. E come pensava Eco, non siete soltanto stupidi ma siete il male peggiore. E per questo che dovreste essere abbattuti a colpi di penna e morire dalla vergogna per quello che siete capaci di rappresentare! Vergognatevi!

Abel Gropius

La responsabilità collettiva

Non possiamo più permetterci di puntare il dito solo contro i singoli colpevoli, come se fossero anomalie isolate in un sistema altrimenti sano. La verità è che ogni atto di violenza nasce e si nutre in un contesto culturale che lo rende possibile

Quando applaudiamo spettacoli che ridicolizzano o sminuiscono le donne, quando restiamo in silenzio di fronte a battute sessiste, quando non interveniamo per educare i nostri figli al rispetto, stiamo contribuendo, consapevolmente o meno, a perpetuare un sistema malato.


Il ruolo dell'educazione

L'educazione è il primo e più potente strumento per cambiare le cose. E qui entra in gioco la responsabilità dei genitori, delle madri e dei padri, ma anche delle scuole, delle istituzioni e dei media. I bambini non nascono con il disprezzo o la violenza nel cuore: sono spugne che assorbono ciò che vedono e sentono. Se crescono in un ambiente in cui il rispetto è la norma, in cui le donne sono valorizzate e trattate come pari, allora porteranno questi valori con sé per tutta la vita.

Ma l'educazione non può fermarsi ai bambini. Anche gli adulti devono essere messi di fronte alle proprie responsabilità. È necessario un cambiamento culturale profondo, che parta dal riconoscere e smantellare i pregiudizi e le dinamiche di potere che ancora permeano la nostra società.

È facile cercare colpevoli altrove, ma la verità è che il cambiamento inizia da ciascuno di noi. Non possiamo più accettare il silenzio come risposta. Non possiamo più tollerare che la violenza venga minimizzata o giustificata. E non possiamo più permettere che le donne siano lasciate sole a combattere questa battaglia.



La colpa e il coraggio di cambiare

E sì, ci sono casi in cui anche le donne possono essere complici, quando scelgono di chiudere un occhio o di perpetuare stereotipi dannosi. Ma questi casi non devono distrarci dalla realtà più ampia: la responsabilità principale ricade su un sistema che ha fallito nel proteggere e rispettare metà della popolazione.

Un appello alla riflessione

Fatevi due domande e datevi una risposta. Guardatevi intorno: cosa state facendo, nel vostro piccolo, per cambiare le cose? State educando i vostri figli al rispetto? State denunciando le ingiustizie quando le vedete? State sostenendo le donne nella vostra vita, non solo con le parole ma con i fatti?

Il cambiamento non arriverà da solo. Richiede coraggio, impegno e una volontà collettiva di costruire una società in cui il rispetto non sia un'opzione, ma una regola fondamentale. Perché solo allora potremo dire di vivere in un mondo di cui essere davvero orgogliosi.



IL NOSTRO MANIFESTO


Non abbiamo paura, né scheletri da nascondere. Non abbiamo l'abitudine del silenzio né il lusso della mediocrità. Siamo armati di penne e parole, affilate come lame di coltelli giapponesi, pronte a squarciare il velo di ipocrisie che soffoca la nostra società.

La nostra battaglia non si combatte con proiettili o pugni, ma con idee, verità e indignazione. È una guerra contro il degrado morale, contro i maschi alfa che costruiscono la loro fragile identità sulla sopraffazione. È una crociata contro chi giustifica, minimizza o alimenta il male, vivendo ogni giorno con l'intento di perpetuare bassezze e distruggere ciò che di buono resta.

Non tolleriamo il male. Il termine "femminicidio" non è solo una parola: è una ferita aperta nella nostra umanità. Ogni volta che rimaniamo inerti, ogni volta che ci giriamo dall'altra parte, diventiamo complici. Complici del silenzio, complici della violenza, complici di un sistema che fallisce continuamente nell'insegnare il rispetto e nel proteggerlo.

Non abbiamo bisogno di scudi. Non ci servono leggi o sorveglianze per agire. Agiamo perché è giusto, perché è necessario. Le nostre parole sono laser che attraversano il cuore della mediocrità e della propaganda tossica. Sono proiettili di verità che colpiscono senza pietà chi persegue la distruzione del bene comune.

Non ci stanchiamo. Facciamo questo per passione, per amore, per dedizione. Non cediamo al compromesso, non facciamo sconti alla retorica vuota. Come Eco ci ha insegnato, il male peggiore non è solo lo stupido, ma l'arrogante che usa la sua stupidità per ferire, per manipolare, per controllare. A loro diciamo: vergognatevi. Morite di vergogna per ciò che rappresentate.

Il nostro messaggio è chiaro: il cambiamento inizia qui e ora. Non resteremo in silenzio mentre la banalità del male si diffonde. Non accetteremo la normalizzazione della violenza, delle discriminazioni, dell'ingiustizia. Siamo la resistenza, la voce di chi non può più tacere. Siamo la penna che riscriverà le regole di questa società.

A chi ci legge, diciamo: alzati. Prendi la tua penna, usa la tua voce. Unisciti a questa battaglia. Perché solo insieme possiamo smantellare i muri di indifferenza e costruire un mondo in cui dignità, rispetto e verità non siano più un'utopia, ma una realtà. È tempo di agire.

Non combatteremo con odio, ma con amore per ciò che è giusto. Non colpiremo con forza, ma con la precisione di chi sa cosa significa vivere con integrità. Questa è la nostra promessa. Questa è la nostra battaglia.

Ci crediamo. E tu?