Con grande affetto e profonda stima, dedicato al caro Vittorio Sgarbi, figura amata anche da coloro che affermano di odiarlo. Auguri di pronta guarigione!
Gino Strada: il "chirurgo della Pace" e il suo eterno monito
scritto da Abel Gropius
IN PIONEER
Oggi ricordiamo Gino Strada, un uomo che ha dedicato la sua vita a combattere non con le armi, ma con il bisturi, la parola e l'umanità. La sua figura, imponente e inconfondibile, ha lasciato un segno indelebile nella storia contemporanea, non solo per ciò che ha fatto, ma per ciò che ha rappresentato: un faro di speranza in un mondo spesso oscurato dalla violenza e dall'indifferenza.
Un uomo contro la guerra
"Vuole la guerra chi non la conosce". Questa frase, semplice e potente, racchiude l'essenza del pensiero di Gino Strada. Lui, che la guerra l'ha vista da vicino, che ha curato le sue vittime e ne ha toccato con mano le devastazioni, ci ha insegnato che la pace non è un'utopia, ma una necessità. La guerra, per Strada, non era mai una soluzione, ma sempre un fallimento dell'umanità.
Come chirurgo di guerra, ha operato in alcuni dei luoghi più martoriati del pianeta: dall'Afghanistan alla Somalia, dalla Bosnia al Sudan. Ogni ferita che ha suturato, ogni vita che ha salvato, era un atto di resistenza contro l'assurdità della violenza. Ma Gino Strada non si è fermato al ruolo di medico; è stato un attivista, un visionario, un uomo che ha trasformato la sua indignazione in azione.
Emergency: un sogno diventato realtà
Nel 1994, insieme alla moglie Teresa Sarti, ha fondato Emergency, un'organizzazione umanitaria che ha portato cure gratuite e di alta qualità a milioni di persone in tutto il mondo. Emergency non è solo un'organizzazione, ma un manifesto vivente dei valori di Gino Strada: uguaglianza, solidarietà, giustizia. Ogni ospedale costruito, ogni paziente curato, è una testimonianza del suo impegno per un mondo migliore.
Emergency ha dimostrato che un altro mondo è possibile, un mondo in cui la salute è un diritto universale e non un privilegio. Gino Strada ci ha insegnato che non basta indignarsi; bisogna agire, costruire, cambiare.
Un esempio per tutti noi
La sua eredità non si misura solo in numeri o in opere, ma nel cambiamento che ha ispirato in chiunque abbia incrociato il suo cammino. Gino Strada ci ha mostrato che il coraggio non è l'assenza di paura, ma la determinazione a fare ciò che è giusto, anche quando è difficile. Ci ha insegnato che la vera forza non sta nel distruggere, ma nel salvare delle vite umane.
Il suo messaggio vive in noi
Oggi, mentre ricordiamo Gino Strada, non possiamo limitarci a celebrare il suo passato.
Dobbiamo portare avanti il suo messaggio, continuare la sua lotta per un mondo senza guerra, senza ingiustizia, senza indifferenza. Perché, come lui ci ha insegnato, la pace non è solo un sogno, ma una responsabilità.
Gino Strada non è più tra noi, ma il suo spirito vive in ogni gesto di solidarietà, in ogni atto di resistenza contro la violenza, in ogni persona che sceglie di costruire ponti invece di muri. E così, il suo messaggio magistrale continuerà a risuonare: vuole la guerra chi non la conosce. E noi, grazie a lui, non possiamo più ignorarla.
Ogni guerra ha una costante: il 90% delle vittime sono civili.
Questa tragica realtà è un monito che non possiamo ignorare. Le guerre, spesso giustificate come conflitti tra eserciti o governi, finiscono per colpire in modo sproporzionato chi non ha alcun ruolo diretto: famiglie, bambini, anziani. Civili che vedono le loro vite distrutte, le loro case rase al suolo, e il loro futuro cancellato.
Gino Strada, con la sua esperienza sul campo, ci ha ricordato che la guerra non è mai un'astrazione. È un orrore concreto, fatto di corpi feriti, di vite spezzate, di comunità annientate. E questo dato – il 90% delle vittime sono civili – è la prova più evidente che la guerra non risolve, ma amplifica le sofferenze.
Diversi dossier internazionali accreditati confermano il dato che il 90% delle vittime nei conflitti moderni siano civili. Questo dato è stato sottolineato da organizzazioni come Emergency, fondata da Gino Strada, e trova riscontro in rapporti di istituzioni globali. Ecco alcune fonti rilevanti:
Indice Globale della Pace (Global Peace Index): Questo rapporto annuale, prodotto dall'Institute for Economics & Peace, analizza i livelli di pace e conflitto nel mondo. L'edizione 2024 ha evidenziato che nei conflitti contemporanei i civili rappresentano la maggioranza delle vittime, confermando il dato del 90%.
Rapporti delle Nazioni Unite: L'ONU, attraverso il suo Alto Commissariato per i Diritti Umani, ha documentato in vari conflitti – come quello in Myanmar – che i civili sono spesso deliberatamente presi di mira, subendo violenze, sfollamenti e perdite devastanti.
Diritto Internazionale Umanitario (DIU): Studi e analisi sul DIU, che regola la condotta dei conflitti armati, sottolineano come le violazioni delle norme internazionali abbiano un impatto sproporzionato sui civili. Questo è particolarmente evidente nei conflitti asimmetrici, dove le popolazioni non combattenti diventano bersagli principali.
Questi dossier dimostrano che il dato citato da Gino Strada non è solo una denuncia morale, ma una realtà documentata e riconosciuta a livello internazionale. La protezione dei civili nei conflitti rimane una delle sfide più urgenti per la comunità globale.
Il suo messaggio ci invita a riflettere: come possiamo accettare un mondo in cui i più vulnerabili pagano il prezzo più alto? È un richiamo alla responsabilità collettiva, a non voltare lo sguardo, a costruire un futuro in cui la pace non sia solo un'aspirazione, ma una realtà concreta.
Accettare questa realtà significa, in parte, aver smesso di vedere l'umanità dietro le statistiche e i numeri. Significa permettere che il quotidiano bombardamento di immagini e notizie sulla sofferenza altrui diventi solo un sottofondo, incapace di smuovere coscienze e azioni. Ed è forse qui che risiede la radice del problema: l'indifferenza, che diventa complicità.
Per non accettare più un mondo in cui i più vulnerabili pagano il prezzo più alto, dobbiamo iniziare dal riconoscere che ognuno di noi ha un ruolo, anche piccolo, in questo cambiamento. È necessario:
Rendere visibile l'invisibile: raccontare le storie dietro ai conflitti, dare voce a chi è stato ridotto al silenzio. Ognuno di quei "numeri" è una persona con un nome, una vita, dei sogni.
Educare alla compassione: inserire nei sistemi scolastici e nelle narrazioni culturali i valori della solidarietà, della giustizia e della pace. Non come concetti astratti, ma come obiettivi concreti.
Sfidare i sistemi di potere: mettere in discussione le politiche, le economie e le ideologie che perpetuano violenze e disuguaglianze. Richiede coraggio, ma anche collaborazione tra individui, organizzazioni e governi.
Agire dove possiamo: ogni gesto conta. Sostenere organizzazioni umanitarie, sensibilizzare chi ci circonda, partecipare attivamente a iniziative per la pace e la giustizia.
Non dobbiamo accettare questa realtà come inevitabile. Come Gino Strada ci ha insegnato, la guerra, l'ingiustizia e la sofferenza non sono fenomeni ineluttabili, ma fallimenti umani che possiamo e dobbiamo evitare. Cambiare direzione non è facile, ma è una responsabilità collettiva. Perché, come lui ci ha ricordato, non c'è mai stato nulla di più forte della voce e dell'azione di chi sceglie la pace.
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